venerdì 15 ottobre 2010

Va reintegrato il dipendente Fiat licenziato per l'email


Nell'email criticava l'azienda e per questo era stato licenziato. Il Tribunale di Torino: "Condotta antisindacale, il dipendente va reintegrato".

Il Tribunale di Torino ha condannato la Fiat per condotta antisindacale.

Il 12 luglio scorso l'azienda aveva licenziato Pino Capozzi, delegato del sindacato Fiom-Cgil e impiegato tecnico in Fiat Mirafiori, a Torino.

Capozzi aveva inviato ai suoi 60 colleghi di reparto, utilizzando l'email aziendale, una lettera che gli operai polacchi dello stabilimento Fiat di Tichy avevano scritto per solidarizzare con le ragioni degli operai di Pomigliano, critici sull'accordo che era stato appena sottoscritto da una parte dei sindacati con l'azienda.

Il Tribunale ha condannato la Fiat al reintegro nel posto di lavoro del delegato il quale, probabilmente, parlerà del suo caso alla manifestazione organizzata dalla Fiom-Cgil per la tutela dei diritti nel mondo del lavoro, che si terrà a Roma il prossimo sabato 16 ottobre.

Adesso la Fiat, oltre a ricorrere contro la sentenza, potrebbe - come nel caso degli operai di Melfi - retribuire il lavoratore senza però farlo rientrare in ufficio a lavorare regolarmente, in attesa dell'appello.

FONTE:[ZEUS News - www.zeusnews.com - 14-10-2010]

lunedì 23 agosto 2010

Sakineh: iniziativa di Repubblica aderisci all' appello

Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.


Oltre 15.000 firme per l'appello degli intellettuali

La donna, 43 anni madre di due figli, condannata per adulterio e per la presunta complicità in un omicidio, confessato e ritrattato. Dalla Francia una raccolta di firme / CLICCA QUI PER ADERIRE

REINTEGRO OPERAI FIAT

Melfi, i 3 operai reintegrati dirottati nella 'saletta'
La Fiom presenta una denuncia penale

Dopo il passaggio ai tornelli, i lavoratori licenziati e riammessi dal giudice sono stati fermati dalla vigilanza interna. La proposta della Fiat: "Fate solo attività sindacale". I tre rifiutano e vanno via. "Ci appelliamo al presidente Napolitano". L'azienda: "Provvedimenti adottati pienamente legittimi"

MELFI - La sfida continua nello stabilimento Fiat di Melfi, dove oggi, come aveva disposto una sentenza della magistratura del lavoro, tre dipendenti licenziati sarebbero dovuti tornare al loro posto. Al cambio turno delle 13.30 i tre operai - Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli - sono entrati nello stabilimento di Melfi (Potenza), fra gli applausi dei colleghi, ma sono stati bloccati dalla vigilanza interna che li ha invitati a seguirli nel suo gabbiotto. I tre operai erano accompagnati dagli avvocati e da un ufficiale giudiziario, che aveva il compito di notificare il provvedimento di reintegro del giudice del lavoro di Melfi ;continua su fonte >>>>>>

mercoledì 11 agosto 2010

REINTEGRO OPERAI LICENZIATI DA FIAT


Operai reintegrati, la Fiat fa ricorso
"Hanno bloccato le linee di montaggio"

L'azienda presenterà opposizione contro la sentenza che riammette i tre lavoratori (due dei quali delegati Fiom) licenziati con l'accusa di "sabotaggio". I legali delle tute blu: "Non è stata la loro presenza a impedire il transito dei carrelli".


I tre lavoratori erano stati licenziati a metà luglio 1 perché ritenuti responsabili del blocco della catena di montaggio durante un sciopero interno. Il giudice del lavoro ha però dato ragione agli operai - ritenendo "antisindacale" il provvedimento adottato dall'azienda - disponendone il reintegro nel posto di lavoro e nelle mansioni professionali. La Fiom ha "letto" nella sentenza l'implicito riconoscimento della propria tesi, secondo la quale la direzione dello stabilimento intendeva colpire i dipendenti e i sindacati più attivi nelle lotte per le vertenze interne.

Il Lingotto, dopo aver ricevuto copia del provvedimento, ha preannunciato il ricorso: "Valuteremo le motivazioni di questa decisione - si legge nella nota Fiat - , che non appare coerente con il quadro istruttorio già emerso, pur nella sommarietà degli accertamenti condotti. Nella convinzione di aver offerto prove incontrovertibili del blocco volontario delle linee di montaggio, che ha determinato un serio pregiudizio per l'azienda, costringendola ad assumere doverosi atti di tutela della libertà di tutti i lavoratori e della propria autonomia imprenditoriale, verrà presentato ricorso, in opposizione alla decisione, nel più breve tempo possibile. L'azienda ricorda, infine, che su questi stessi fatti è stata presentata una denuncia in sede penale".

I legali degli operai. Il team difensivo dei tre operai fa notare che "il decreto del tribunale di Melfi, che ha riconosciuto il comportamento antisindacale della Fiat, rende innanzi tutto ragione dei fatti storici così come si sono effettivamente svolti, smentendo la tesi aziendale posta a base dei licenziamenti. Ancora ieri, mentre il TG1 delle 20 ignorava del tutto la notizia, il TG2 delle 20:30 presentava i tre dipendenti come individui che avevano impedito il transito di un carrello in occasione dello sciopero nella notte tra il 6 e il 7 luglio".

Gli avvocati Franco Focareta, Alberto Piccinini, Letizia Zuccherelli e Lina Grosso rimarcano che invece "non è stata la presenza degli scioperanti, circa cinquanta, tra i quali anche delegati di tutte le altre sigle sindacali, ad impedire il transito dei carrelli. Questi non sono ripartiti neanche quando gli scioperanti si sono allontanati". Il decreto, aggiungono i legali, specifica inoltre che "l'assenza di volontà diretta a creare un danno alla società resistente è ben evidenziata dalle dichiarazioni dei lavoratori presenti. Dunque gli operai sono stati licenziati per un fatto che non hanno commesso".

lunedì 2 agosto 2010

SPIONI elettronici in azienda


Telecamere con l'ok dei sindacati

Torna agli onori della cronaca l'articolo 4 dello statuto dei lavoratori sull'uso degli impianti audiovisivi all'interno dei luoghi di lavoro. Il garante per la protezione dei dati personali, con provvedimento del 10 giugno scorso, in virtù all'asserita violazione della disposizione ha infatti disposto il blocco di un apparato di videosorveglianza sui lavoratori.

L'articolo 4 dello statuto, in effetti, ammette gli impianti e le apparecchiature dai quali derivi la possibilità di controllo a distanza sull'attività dei lavoratori, solo se richiesti da esigenze organizzative e produttive o dalla sicurezza del lavoro.......>>> continua su fonte:

Infortuni al lavoro


02/08/10 - L'ottimismo Inail non frena la sequenza d'incidenti gravi e mortali sul lavoro
La sequenza d'incidenti sul lavoro gravi, gravissimi e mortali continua. Per avere un quadro immediato, è sufficiente una rapida ricerca empirica con google.Abbiamo scelto la parola chiave "incidenti lavoro" e abbiamo selezionato news. In tal modo sono usciti questi tristi risultati di ricerca che abbiamo elencato sotto. Queste notizie tragiche di morti e feriti sul lavoro ormai appaiono solo nelle cronache locali dei quotidiani, divengono invisibili nelle cronache nazionali. Lo stillicidio continua e i più colpiti sono operai precari e sotto salariati che svolgono lavori di manutenzione in edilizia , movimentazione e trasporto materiali per lo più in appalto verosimilmente a condizioni di massimo ribasso. Abbiamo riportato queste notizie per dare un contributo alla ragionevolezza: occorre frenare il facile entusiasmo suscitato dai dati Inail che danno per 2009 gli incidenti sul lavoro in calo.

Purtroppo si registra ora una persistenza del fenomeno con una caratterizzazione molto particolare: dalla lettura delle cronache appare un profilo diverso dei soggetti a maggiore rischio di farsi male o di fare male ad altri. Vi è uno spostamento del rischio dalla struttura organizzata dell'impresa grande o media verso la microimpresa che offre servizi di manutenzione in edilizia, nella riparazione d'impianti, nel trasporto di merci, ecc. Le dinamiche degli incidenti sono inscritte in gran parte nel catalogo degli incidenti prevenibili.La povertà delle pratiche gestionali dei rischi da parte delle microimprese, il turn over troppo rapido del personale che in tal modo non matura mai un'accumulazione compiuta delle competenze operative anche per quanto riguarda l'autotutela rispetto ai rischi,queste, verosimilmente, sono le cause determinanti questo stillicidio nell'area dei lavori più frantumati e delle imprese più sguarnite di capacità di gestire i rischi. Per le ragioni sopra descritte sarebbe auspicabile e ragionevole che Inail e Ministero del Lavoro e il composito coro consenziente sfumassero molto l'enfasi retorica sulla positività dei dati infortunistici del 2009 e ponessero maggiore attenzione a questa dolorosa quotidianità. Il faraonico PROGETTO POLO SICUREZZA posto in capo ad Inail, pure sostenuto dai marenghi d'oro lesinati nei risarcimenti ai lavoratori infortunati, nasce coi piedi d'argilla se non riesce a sviluppare una strategia che abbia come perno il superamento dei limiti strutturali di un'ampia area di lavoro precario con diritti dimezzati, senza una formazione adeguata per salvare la pelle nel lavoro. Gino Rubini, editor www.diario-prevenzione.it

venerdì 16 luglio 2010

Anche la Fiat licenzia per un'email


La Fiat licenzia un delegato Fiom-Cgil: aveva inviato dall'email aziendale una critica all'accordo di Pomigliano.

Si chiama Pino Capozzi, ha 32 anni, è un colletto bianco alla Fiat Mirafiori di Torino: 6° livello, lavora al Design ma è anche delegato sindacale della Fiom-Cigl e milita nel Pd di Nichelino.

Diciamo meglio che era un colletto bianco, perché ora è stato licenziato dalla Fiat dopo sei giorni di sospensione cautelativa: aveva inviato dall'email aziendale ai suoi 40 colleghi di reparto la lettera dei lavoratori Fiat di Tchy in Polonia che criticavano l'accordo di Pomigliano. Tale accordo, secondo loro, avrebbe sfruttato i lavoratori italiani né più né meno di come si fa in Polonia e invitavano i nostri lavoratori a unirsi nell'ostacolare la Fiat anzichè lasciarsi dividere.

Il delegato sindacale Capozzi aggiungeva un commento di condivisione dei contenuti della lettera e questo è bastato per farlo licenziare: avrebbe denigrato l'azienda usando mezzi interni e contravvenendo alla policy aziendale che proibisce l'uso dell'email aziendale per propaganda sindacale.

Capozzi ricorrerà contro il provvedimento. Intanto la Fiom-Cgil ha proclamato uno sciopero di quattro ore in tutti gli stabilimenti Fiat contro questa politica repressiva di Marchionne che, secondo La Fiom, ci riporta al clima degli anni'50 e, aggiungiamo, anche al clima della Polonia comunista degli anni '80 prima dell'estate di Danzica.

Precedenti del genere si erano verificati in Telecom Italia l'estate scorsa, quando un dipendente licenziato per motivi simili ha poi concluso un transazione (molto onerosa per Telecom, che ha voluto evitare il giudizio).

In Alitalia nel febbraio 2010 un dirigente sindacale e pilota, che era stato licenziato per aver inviato ai suoi colleghi una lettera di critica all'amministratore delegato Rocco Sabelli, è stato poi riassunto per ordine del giudice del lavoro di Roma.

Il giudice ha ritenuto che Alitalia era entrata in modo scorretto in possesso dell'email, che era circolata privatamente tra colleghi, e che le espressioni di critica rientravano, anche se dure, all'interno dei diritti costituzionalmente garantiti.

fonte :[ZEUS News - www.zeusnews.com - 15-07-2010]

sabato 3 luglio 2010

sabato 26 giugno 2010

Pomigliano, la fabbrica secondo la Fiat


L’accordo Fiat di Pomigliano, al di là del risultato del referendum, apre allo studioso molti campi di riflessione. Il giurista, infatti, avrà di che ragionare attorno alla costituzionalità degli articoli 14 e 15 del testo, che prevedono che qualsiasi comportamento, collettivo o di singoli dipendenti contro l’accordo stesso (incluso quindi l’aderire a uno sciopero o proclamarlo), darà luogo a specifiche sanzioni: per i sindacati l’interruzione dei contributi e dei permessi sindacali, mentre per il lavoratore si potrà arrivare al licenziamento.

Gli esperti di relazioni industriali, invece, avranno molti punti da approfondire, primo fra tutti la disciplina degli straordinari e dei recuperi, che prevede lo svolgimento di tali attività anche al posto della pausa per il pasto, 30 minuti alla fine di ciascun turno. I critici dell’accordo fanno notare che ciò è in contrasto con la Direttiva europea sull’orario di lavoro del 2003 (che all’art. 4 prevede, per prestazioni superiori alle sei ore di lavoro consecutive, una pausa), oltre che con la legge 66 del 2003, che fa espresso riferimento a una pausa per la mensa.

Il sociologo del lavoro, dal canto suo, non potrà non concentrarsi sulla trasformazione dell’organizzazione di fabbrica che l’accordo prevede e che renderà lo stabilimento del napoletano il più neofordista della galassia Fiat. Su questo, dunque, ci concentreremo nei paragrafi successivi.

Il modello Wcm
L’articolo 5 dell’accordo, dal titolo “Organizzazione del lavoro” (scarica il testo), sancisce l’introduzione di un nuovo modello organizzativo, il Wcm (World Class Manufacturing) e il sistema Ergo-Uas (leggi l'allegato con la descrizione). Il primo termine indica una filosofia, nata dalla produzione snella e dal toyotismo, che prevede il coinvolgimento di tutti i lavoratori, dal manager all’operaio, nel processo di miglioramento continuo del prodotto. L’obiettivo è di produrre automobili sempre più soddisfacenti per i clienti, ai costi migliori (J. Todd, World-Class Manufacturing, McGraw-Hill, London, 1995). Il Wcm pone l’accento sul miglioramento ergonomico delle postazioni lavorative per aumentare la produttività, sulla riprogettazione delle postazioni di lavoro al fine di ridurre la necessità dell’operaio di spostarsi per prendere i pezzi da montare e ridurre in tal modo i tempi del ciclo produttivo, ma soprattutto sul lavoro in team, ai quali è demandata l’attività di problem solving.

Per essere produttori di classe mondiale ci vuole molta partecipazione da parte dei lavoratori: alla Toyota ogni anno arrivano circa un milione di proposte di miglioramento, tutte studiate con attenzione dalla direzione, spesso adottate e premiate. Non si può dire che in Fiat, almeno per ora, esista una filosofia comparabile.

L’Ergo-Uas, dal canto suo, costituisce una metodologia già sperimentata nello stabilimento di Mirafiori, per raggiungere gli obiettivi del Wcm. Il sistema, descritto nell’allegato 2 all’accordo, si basa sulla ridefinizione dei carichi ergonomici derivanti dai nuovi assetti delle postazioni di lavoro e su un sistema di studio dei tempi – peraltro molto simile concettualmente a quello propugnato dall’ingegner Taylor all’inizio del 900 – che grazie all’informatica permette di plasmare completamente il ciclo lavorativo e i gesti degli operai al fine di ottenere, almeno in linea di principio, la produttività massima. Taylor chiamava ciò la One Best Way, il modo migliore di lavorare, che andava inculcato in ciascun operaio.

Un’auto al minuto
Wcm e Ergo-Uas entreranno in funzione a Pomigliano solo tra due anni, quando lo stabilimento, dopo un lungo periodo di cassa integrazione, sarà stato completamente riconvertito per la produzione della Panda e il layout del sito rivoluzionato per ottenere l’obiettivo di produrre 280mila auto, una al minuto, su una singola linea di produzione. Ma l’accordo ha già deciso che le “soluzioni ergonomiche migliorative” che verranno implementate a fine ristrutturazione porteranno a una riduzione delle pause del 25% (anziché due di 20 minuti, tre di 10 minuti, guarda caso il valore minimo previsto dalla citata Direttiva europea). Quei 10 minuti generano un aumento di produzione di circa 6.500 auto l’anno. In teoria ciò si dovrebbe ottenere a parità di fatica, in quanto il sistema di metrica del lavoro “premia” l’operaio che svolge una attività più dura con un surplus di tempo di riposo, aggiunto all’operazione, che va dall’1 al 13% .

Ma le cose non paiono stare proprio così: un operaio di Mirafiori addetto alla produzione della MiTo, ove il metodo è in uso, intervistato da Repubblica, rivela che quasi tutte le lavorazioni che si svolgono in quella fabbrica prevedono il livello minimo di pausa dell’1% (con il vecchio sistema erano al 5%). La saturazione del lavoro, quindi, arriva nelle fasi attive al 99%: il rischio che la fatica aumenti è tutt’altro che teorico, e la fabbrica Wcm somiglia pericolosamente alle strutture tayloriste degli anni sessanta.

Un’inchiesta realizzata a Mirafiori, ad esempio, dimostra che il 60% degli operai svolge compiti ripetitivi, che si esauriscono in circa 60 secondi o poco più, mentre per l’80% delle donne il lavoro è ripetitivo e di estrema semplicità (si veda, ad esempio, F. Garibaldo, A company in transition: Fiat Mirafiori of Turin, in International Journal of Automotive Technology and Management, vol. 8, n. 2, 2008, pp. 185-193).

Taiichi Ohno
Alla base della partecipazione dei lavoratori, secondo le idee originali di Taiichi Ohno, l’ingegnere che negli anni 50 progettò il Toyota Production System, vi è il principio del Jidoka (traducibile con “autonomazione”), cioè l’automazione con un “tocco umano”: un sistema che attribuisce larga autonomia al lavoratore il quale, se si accorge che qualcosa non va nella produzione, può fermarla senza chiedere pareri o permessi. Solo così, infatti, si salvaguarda sempre la qualità del prodotto.

Una procedura kafkiana
Il principio dell’autonomazione non ha avuto sinora larga applicazione fuori del Giappone: nelle fabbriche occidentali fermare la produzione richiede l’intervento di livelli decisionali ben sopra l’operaio. Nella fabbrica che si candida a diventare eccellenza produttiva mondiale vi dovrebbe essere, per i lavoratori, la possibilità di migliorare l’organizzazione del lavoro, partecipando alla progettazione del sistema ergonomico della fabbrica. Dire la propria sul lavoro è un elemento di controllo, che permette di adeguare le mansioni alle persone. Ma la fabbrica Wcm “made in Torino” cerca l’esatto contrario, deve adeguare le persone al lavoro. È qui, in fin dei conti, che la proposta della Fiat si scopre smaccatamente taylor-fordista. Ai lavoratori, infatti, i tempi standard vengono imposti dall’esterno, sulla base di una ricostruzione delle mansioni e dei movimenti effettuati dalla direzione con sofisticati metodi informatici. L’unica partecipazione che viene lasciata agli operai consiste nella possibilità di avanzare un reclamo quando i tempi assegnati sono troppo stretti. Ma la procedura da seguire (descritta a pag. 19 dell’allegato tecnico all’accordo) pare kafkiana: il lavoratore deve dapprima lamentarsi con il proprio responsabile, il quale, se decide di prendere in considerazione la protesta, la passa all’ente preposto allo studio dei tempi, che eseguirà, entro sette giorni, un controllo dell’operazione contestata, comunicando il risultato per via gerarchica. Se la risposta non soddisfa l’operaio, questi può avanzare una nuova protesta, questa volta scritta, tramite un rappresentante della Rsu. Anche in tal caso si avrà una risposta scritta. Se anche questa seconda volta l’esito è negativo, allora il malcapitato potrà appellarsi ad una speciale commissione che deve decidere in cinque giorni. Comunque vada, in tutto questo periodo rimane in vigore il tempo assegnato dalla Fiat (che l’operaio da cui parte la protesta non riesce a rispettare, altrimenti perché si sarebbe imbarcato in tante vicissitudini?) e nessuno può intraprendere azioni “unilaterali”: il guidatore non va mai disturbato.

Più fatica
Nel libro Il tubo di cristallo: modello giapponese e fabbrica integrata alla Fiat auto, scritto nel 1993 da Giuseppe Bonazzi, l’autore si domandava in che modo l’azienda avrebbe potuto ottenere dagli operai la partecipazione necessaria a far funzionare il nuovo metodo produttivo. La chiave di volta veniva individuata nella riduzione dello sforzo fisico, una novità che assumeva anche un valore simbolico: attenuando la penosità tipica del lavoro operaio, se ne aumenta il decoro, la dignità e il comfort, attivando una volontà di partecipazione e di coinvolgimento nelle innovazioni.

Oggi questa esigenza non sembra più all’ordine del giorno, e lavorare nella nuova Pomigliano richiederà più fatica. Per dirla con Luciano Gallino, “occorre che le persone lavorino come robot, ma non possono essere sostituite da robot”.

Una storia che raccontava già Henry Ford nel 1917; solo che si pensava fosse ormai superata.
fonte: http://www.rassegna.it/articoli/2010/06/25/64147/pomigliano-la-fabbrica-secondo-la-fiat